Gli accordi più comunemente usati sono:

Si può notare subito l'alternativa minore/maggiore su I, IV e V, l'accordo minore sul II, seppur raro (nel blues non si usa l'accordo di 5' diminuita), la funzione di tonica parallela (che come nell'armonia classica coincide con la tonalità relativa) e la presenza dell'accordo di sottotonica (non la sensibile, anche in questo caso per evitare l'accordo diminuito, come d'altronde anche sul VI). La funzione di questo accordo, l'unico realmente contrastante con le logiche tonali, è duplice: dominante plagale se precede la dominante (ruolo per alcuni versi simile a quello della sottodominante ma più spesso molto vicino a quello della dominante secondaria) o dominante alternativa se precede la tonica. La presenza della sottotonica inoltre genera un ambiente eolio (coincidente come noto con la scala minore naturale).
Un'osservazione va fatta sull'alternativa minore/maggiore, specie sul I e sul V. Il carattere originario di blue note del III e del VII generò la prassi di considerare "normale" che su un accordo maggiore la melodia sostasse sulla 3' minore (anche se non perfettamente intonata). Questo ha anche un risvolto armonico evidente nell'accordo di 9' aumentata, che enarmonicamente coincide con la 3' minore:

dove all'atto pratico coesistono nello stesso accordo la 3' maggiore e la 3' minore, distanziate di 5 toni e mezzo. Il suo utilizzo più consueto è appunto sul V, ma a volte lo si trova anche sul I o sul IV.
Spostando l'ambiente sulla tonica parallela si ha:

L'uso dell'accordo maggiore sul II genera l'ambiente lidio. Come si vede l'unico accordo diverso tra i due ambienti è quello sul Si, diventato in questo caso bemolle per il già citato problema dell'accordo di 5' diminuita. Unendoli si ha:

Dal confronto tra questo schema e quelli dei materiali scalari si evince come le logiche armoniche, rispettando quelle della tonalità classica per ciò che riguarda la formazione degli accordi per sovrapposizione di terze e le 3 funzioni principali, per il resto sono improntate all'utilizzo del totale cromatico. Ne conseguono concatenamenti tipici che risultano all'orecchio assolutamente fluidi e "naturali", pur essendo quasi del tutto inutilizzabili nella prassi tonale classica, come ad esempio:

Concatenamenti come questi, in aggiunta a quelli caratteristici della struttura base del blues (I-IV-I; V-IV-I), e l'uso dell'accordo di sottotonica come dominante alternativa, inducono a definire l'organizzazione armonica del blues come "tonalità plagale", indicando con questa locuzione la coesistenza delle funzioni "classiche" con logiche prettamente modali, in particolare quelle che portano a un utilizzo non sistematico della funzione di dominante.
I rivolti degli accordi sono usati molto di rado; come nel jazz il "colore" dell'accordo è dato dal voicing (disposizione delle note formanti l'accordo dato) più che dallo stato dell'accordo stesso. La semiografia comunemente usata in tutto l'Occidente prevede l'utilizzo delle lettere in luogo del nome delle note (sistema anglosassone):
A = La; B = Si; C = Do; D = Re; E = Mi; F = Fa: G = Sol
e il posizionamento dell'eventuale alterazione dopo il nome della nota cui si riferisce (ossia come si pronuncia comunemente e non come si scrive sul pentagramma); per cui, ad esempio, C#, Eb, ecc.
Senza ulteriori indicazioni un accordo si intende maggiore, la 7 minore, la 9' maggiore, la 11' giusta e la 13' maggiore. I simboli # o b prima di un numero indicano che l'intervallo cui il numero si riferisce viene aumentato o diminuito di un semitono rispetto a come normalmente si presenta (indipendentemente da eventuali alterazioni in chiave); per cui ad esempio la sigla B b5 indica l'accordo Si-Re#-Fa, Eb #5 l'accordo Mib-Sol-Si.
Gli accordi sono indicati in questo modo:
In caso di rivolti, si indica la nota che funge da basso dopo il segno "/". Ad esempio:
Per i primi rivolti degli accordi di settima di seconda e terza specie vale un discorso a parte. Infatti Cm 7 in 1° rivolto si definisce Mi bemolle sesta (Eb 6) e non Cm/Eb; CØ in 1° rivolto si definisce Mi bemolle minore sesta (Ebm 6) e non CØ/Eb. Il motivo di tale prassi sta nel fatto che in entrambi i casi la nota al basso nel rivolto, in un contesto armonico dove anche il rivolto di una triade è raro, dà psicoacusticamente la sensazione di essere la fondamentale, e a sua volta quella che è effettivamente la fondamentale appare all'orecchio come una 6' aggiunta alla triade (maggiore nel primo caso e minore nel secondo). In effetti l'aggiunta o la sostituzione di una nota sono consuetudini armoniche del sistema; ecco alcuni esempi tra i più usati:

Nel primo caso a una triade (maggiore o minore) si aggiunge la 2'; differisce dall'accordo di 9' per l'assenza della 7'. Nel secondo e nel terzo la 3' viene sostituita dalla 4'; equivale al ritardo della 3' nell'armonia classica, ma spesso (da qui "sus", abbreviazione di "suspended" = sospesa) non risolve sulla 3' stessa. Nel quarto, dato un accordo (maggiore o minore) di 9', la 5' viene omessa (consuetudine anche dell'armonia classica) e la 7' viene sostituita dalla 6'.
Creato il 22 Settembre 2007. Pubblicato il 15 Agosto 2008.
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